Autori - Cuore di Padre
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 Ci vogliono orfani di padre vivo...... di Nick
"
Oggi è un giorno in cui non penso, sento.
Sento talmente tanto che penso.
E come sempre penso te.
Non a te. Ma te.
Penso il tuo primo pensiero. E l’ ultimo.
Sento e penso. Te.

PAPA'
"

 
Sìori e sìori accogliamo con un fragoroso applauso...
Riconosco a prima vista i fantasmi!
E’ il primo passo per comprendere a fondo la loro natura, celata dietro le loro belle maschere lucidate a festa.
Questi fantasmi sono i “borghesi”.
La borghesia professa una morale che é strettamente connessa alla sua essenza, alle colonne portanti del suo “essere” e soprattutto del suo “apparire”: la stabilitá, il controllo, la moderatezza, la pacatezza, la misurazione, la tranquillitá, la sicurezza, la decenza, l’onore, e poi ancora, il lavoro, la famiglia, l’amore, gli amici. La sua prima esigenza é che questi pilastri gli consentano di costruire una “casa comune” sotto il cui tetto ben pochi possano evitare di alloggiare: fuori rimarranno solo i disturbatori e gli inquieti. I fantasmi auspicano che si abbia un lavoro sicuro, rapporti sentimentali stabili, si eserciti una professione onorevole e si tenga una condotta morale. Immorali sono, secondo loro, il clown, la cortigiana e la geisha, il ladro, il bandito e l’assassino, il giocatore, l’uomo senza un patrimonio e senza un lavoro, l’infedele, l’uomo leggero, colui che ride senza motivo apparente. Tutti costoro rappresentano minacce perenni per i fantasmi perché, non desiderando alloggiare all’interno della loro “casa comune”, si mantengono costantemente fuori dal loro controllo, minando l’edificio morale nelle sue fondamenta; costoro non basano la loro esistenza sui principi dell’apparire borghese, ma si muovono esclusivamente sui binari delle loro passioni e del loro sentire, perennemente fuori dai confini borghesi; il loro modello rappresenta per i fantasmi “il cattivo esempio”, l’indecenza. L’atteggiamento che il bravo borghese assume di fronte a questa gente “immorale” viene da lui stesso definito “profondissima indignazione”. Tutti questi tipi non hanno né una residenza stabile, né solidi interessi, né una vita tranquilla e rispettabile, non un pensiero tranquillo e decente, né un reddito fisso, etc.; insomma la loro esistenza non poggia su alcuna base sicura ed essi appartengono perció alla pericolosa categoria dei “singoli” e degli “isolati”, al pericoloso mondo che risiede fuori dalle porte delle rispettabili case: borghesi: sono “individui scalmanati”, che non offrono alcuna “garanzia” e “non hanno niente da perdere” e quindi niente da rischiare: uomini e donne sui quali risulta praticamente impossibile esercitare il benché minimo controllo. L’uomo che contrae un vincolo matrimoniale, che si fa una famiglia, ne resta legato e perció dá affidamento, offre una presa sicura; la donna che segue le proprie passioni, invece no. L’uomo che si procura da vivere con un lavoro sicuro e stabile ne resta legato e quindi, all’interno della sua azienda, sará maggiormente controllabile dai fantasmi. Il giocatore rischia tutto al gioco, rovina se stesso e altri: nessuna garanzia. Il clown destabilizza il sistema con il contagio della sua ironia e del suo sarcasmo. Si potrebbero comprendere sotto il nome di “vagabondi” tutti coloro che appaiono, al borghese, sospetti, ostili e pericolosi, giacché egli disdegna ogni tipo di vita vagabonda. E ci sono anche vagabondi dello spirito, ai quali la dimora dei fantasmi appare troppo angusta e opprimente per potersene restare tranquilli in quello spazio ristretto: invece di mantenersi entro i limiti di un modo di pensare moderato e di prendere per veritá intoccabile ció che a tanti dá conforto e sicurezza, essi oltrepassano tutti i confini della tradizione, della morale e del buon senso; si proiettano verso territori inesplorati, ostili e pericolosi e vagabondano in strane regioni del pensiero, sollevando critiche irriverenti, comportandosi “indecenetemente” e dubitando impudentemente di tutto: sono considerati vagabondi stravaganti. Essi formano la classe degli instabili, degli irrequieti, dei mutevoli, cioé degli uomini e delle donne “pure”, e vengono detti, quando manifestano la loro natura randagia, “teste inquiete”.
I fantasmi hanno solo due possibilitá: normalizzare gli inquieti o emarginarli, mantenendoli fuori dalla loro “casa comune”. Impensabile é la loro eliminazione: cosa potrebbe definirsi “morale” in assenza di immoralitá? Quale decenza potrebbe mai essere riconosciuta in una societá in cui mancassero comportamenti indecenti?
Ma chi sono le vere vittime? Sono coloro che vivono nella completa “normalitá” o coloro che, per motivi diversi, preferiscono non rimanere nelle prigioni del pensiero e, con i loro pensieri e con il loro agire smisuratamente entusiasta, rappresentano elementi di “dirturbo” per il tranquillo ordine stabilito?
Le vittime sono certamente i primi e, quanti tra i secondi, accolgono le tentazioni di una vita rispettabile e accettano di essere “normalizzati”, divenendo schiavi degli schiavi, servi della sicurezza e servitori della tranquillitá.
I veri “liberi” risiedono all’esterno della casa comune, viaggiano costantemente sulle strade del desiderio, della fantasia, dell’immoralitá e del dubbio; sono pochi ma custodiscono un patrimonio unico di passioni e di sensazioni; non hanno alcuna intenzione di entrare nella “casa comune” e deridono i fantasmi nutrendosi delle loro paure; gli inquieti emanano una luce particolare che consente loro di riconoscersi perché é in loro il senso stesso della vita, della purezza del loro odio e delle loro passioni

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